L’attivismo pedagogico

Tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento cominciano ad affermarsi le cosiddette scuole nuove, realtà educative che rispondono al bisogno di rivedere l’organizzazione, i contenuti e i metodi di una scuola che non appare più rispondente ai bisogni di un mondo in rapida trasformazione.
La loro nascita avviene, non casualmente, in Inghilterra, il paese all’avanguardia nello sviluppo economico e sociale ed attento, più che altrove, al raccordo tra scuola e società, in continuità con l’approccio di John Locke, che aveva rivoluzionato i programmi scolastici in funzione di una cultura «utile» alla formazione delle classi dirigenti.
La New School creata da Cecil Reddie nel 1889 ad Abbotsholme (nel Derbyshire) era modellata su misura delle esigenze della borghesia: era una scuola privata, attenta all’educazione linguistica e scientifica e, in particolare, alla formazione «mondana» attraverso il lavoro manuale, la vita all’aria aperta, i viaggi e la conoscenza del mondo. Abbotsholme formava quindi individui appartenenti alla upper class che provvedeva di una ricca cultura umanistica, oltre che di un’ampia formazione scientifica e linguistica, basata su una didattica anti-nozionistica, vicina agli interessi degli allievi e all’esperienza. Il suo motto era «liberty is obedience to the law». La disciplina della scuola era infatti rigida e finalizzata alla formazione del carattere, ma orientata lockeanamente al raggiungimento di un’adesione consapevole alla norma.
La scuola sperimentale di Reddie finisce per assumere, in breve, il ruolo di modello dell’innovazione. Nella stessa Inghilterra vi si ispira Haden Badley, già allievo di Reddie, che introduce nella sua scuola di Bedales, fondata nel Sussex nel 1883, la coeducazione dei sessi e le prime forme di autogoverno dei giovani. La scuola di Badley era perciò un’alternativa a misura d’uomo al rigido autoritarismo delle public schools [scuole private aperte a tutti senza restrizioni basate sul credo, sull’occupazione o sulla residenza] tardo-vittoriane: il motto della scuola era «head, hand, heart».
Va collocato in questo contesto di ricerca innovazione anche l’esperimento dell’ex ufficiale dell’esercito Baden-Powell di un modello educativo extrascolastico informale, il movimento degli scouts(esploratori), basato sull’esplorazione e il contatto con la natura, il learning by doing e il problem solving, la vita di gruppo all’aria aperta, l’acquisizione di un codice etico e la responsabilizzazione verso gli altri, la gerarchia comunitaria, l’identificazione con la divisa.
Nato nel 1907 sull’isola di Bronsea, e rivolto inzialmente solo a giovani di sesso maschile, lo scoutismo ha avuto un grande successo non esente da critiche, come mostra la caustica osservazione di un parlamentare inglese che definì gli scouts
Tornando alle scuole nuove, in Germania, il modello di Reddie viene ripreso da Hermann Lietz, già educatore ad Abbotsholme, il quale, però, accoglie nelle sue Case di educazione in campagna le forme organizzative ideate dal maestro, ma non anche gli ideali educativi, adeguandosi in ciò alle richieste dell’aristocrazia terriera dell’età guglielmina, conservatrice ed autoritaria.

In Francia, il modello inglese ha un convinto sostenitore in Edmond Demolins, che vi si ispira nella creazione dell’École Des Roches (1898). La scuola è destinata ai figli dell’alta borghesia, per i quali prevede – come nella scuola inglese – un’attenzione particolare all’apprendimento delle lingue(con l’impiego di docenti di madrelingua e corsi trimestrali all’estero), e modalità di insegnamento strettamente legate all’esperienza diretta degli alunni per lo studio di tutte le discipline, dalla matematica alle scienze, alla storia, alla geografia. Rilevante l’introduzione del corso generale nel primo triennio della scuola secondaria con funzioni di orientamento al corso superiore, articolato in quattro indirizzi, letterario, scientifico, agrario e industriale, a testimonianza della volontà di raccordare strettamente scuola e società.

 

 

 

 

 

 

 

Nel 1912 nasce a Ginevra l’Istituto Superiore delle Scienze dell’Educazione J.-J. Rousseau, al cui direttore Pièrre Bovetsi deve l’espressione “scuola attiva”, destinato a sintetizzare il principio di una nuova educazione puerocentrica, opposta all’educazione tradizionale disattenta alla natura e ai bisogni dell’allievo.

Le scuole nuove nascono in risposta a problemi sociali specifici, come l’educazione della classe dirigente, e si caratterizzano, oltre che per una critica serrata all’educazione tradizionale, per la ristrutturazione degli spazi scolastici, per la richiesta di preparazione pedagogica e relazionale della figura dell’insegnante, per il primato del “fare” e la sintesi della cultura umanistica e tecnica.

http://gabriellagiudici.it/lattivismo-pedagogico-e-le-scuole-nuove/

 

 

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